mio cervello è pieno delle frasi tagliati dai giornali (e testi delle canzoni che vanno sempre bene)

la gente come noi

conta sempre di meno

i raccoglitori di arance

giovani disoccupati

orfani da adulti

parolieri di se stessi

quelli come noi dicono

che stanno sempre  cmq bene

ossessionati stagionali

ricchi dentro

sconfitti con sorriso leggero

che ti sembra gioco di luce

in un batter d’occhio non sembra più vero

la gente come noi dice che importante partecipare

che spaccherà il mondo

per poi vergognarsi del suo sguardo

pagano

che sporca le ciliegie in fiore

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When I think more than I want to think I do things I never should do

Qualche settimana fa ho deciso di andare ad un incontro con fondatore della Pixar. Bello, l’unico inconveniente è stata la partecipazione di altri centinaia di persone. E così mi sono trovata QUASI all’entrata del Teatro del Verme, spiccicata come un verme, aspettando per entrare.
Non mi metto mai della mia volontà nella folla, magari alcuni di voi adorano pogare sotto palcoscenico, io no, adoro ballare, ma per scambiare saliva e sudore con qualcuno devo almeno scambiare dei nomi.
Ero stranamente tranquilla in questa folla, magari era la stanchezza? Da un po’ che non vedevo la folla così da vicino e adesso la osservavo con una certa curiosità.
La folla ha cominciato a muoversi, ondeggiare e sussurrare.
‘Aprite la porta!’ 
‘Prima quelli che si sono registrati’. Ha risposto la porta
‘Ci siamo registrati tutti!’ ha risposto la folla continuando ad ondeggiare.
Le singole voci nella folla contestavano nel frattempo la folla stessa. ‘E guardali, tutti questi con accento british e sciarpine da contestatori ma in realtà sono tutti cafoni’
‘Scusate ma io devo passare, sono giornalista’
‘Ma se mi spingete mi faccio del male pure all’altra gamba. Ho le stampelle’
E poi è arrivato il signore con l’invito stampato meglio del nostro e ha detto che doveva passare e noi gli abbiamo detto che era nella stessa nostra posizione a cui lui ha replicato che avremmo visto dove aveva il posto lui e dove noi.
Io pensavo che la gente come lui esiste solo nei racconti sui parlamentari. Pensavo anche che la gente come lui non passa ma è passato comunque. Vorrei avere la sua credibilità. E anche la sua stampante a colori.
Ci sono diversi tipi di folla, io distunguo due.
c’è la folla davanti al negozio di eletrodomestici o la folla davanti al teatro, come quella sera. è una specie di folla dove ognuno vuole qualcosa per se, nuovo ipod a metà prezzo, entrata libera e posto vicino al palco. In questo caso ogni componente della folla si aggrega al movimento per usare la forza comune e abbandonare l’aggregazione appena quella porta al solco. Questa folla è volgare, brutale e parla di uguaglianza.Perchè tutti ci siamo registrati e siamo uguali, perchè tutti abbiamo fatto le ore in coda. è tutta gente civile, mica si stanno battendo per i diritti civili,  ma cmq ci tiene alla giustizia. Attenzione, ti taglierà la gola se vuoi usurparti il posto che non è tuo.
c’è la folla davanti ai parlamenti,alle sedi dei governi. Anche questa folla è violenta, a volte volgare e spesso parla di uguaglianza, ma più spesso parla di una goccia che ha traboccato il vaso. Spesso questa folla sembra un’onda che non stava più nel mare e si è mossa violentemente, inevitabilmente fuori il suo posto.
Non ho visto personalmente il secondo tipo di folla, può darsi che lo lo idealizzo. La violenza è difficilmente giustificabile. Guardando le foto di queste folle ho capito:  quando hai niente da perdere cominci a lottare per tutto e proprio quando metti così in mostra la tua miseria e disperazione che acquisisci la dignità e consapevolezza che ti porta a riunirti alla folla. In queste folle, in queste foto ho visto sempre delle faccie stanche, sporche, determinate.
Come mai ci lamentiamo sempre di più e facciamo sempre e solo le folle si diradano prima del pranzo? come mai non ci vediamo come parte di un movimento ma ci comportiamo come un furbetto che deve arrivare all’entrata e poi chissene di quello che è stato schiacciato.
come mai io e te leggiamo questi qiornali che parlano di giustizia e di gente che viene gustiziata in altri paesi. e poi ci svegliamo dal sogno del mondo parallelo che era tanto simile a quello vero.
come mai facciamo una volta all’anno i regali ecquosolidali e sottoscriviamo gli appelli free tibet
come mai dopo aver lasciato la fila per acquisto di elettrodoestici scontati non sappiamo abbandonare le nostre prese. Di posizione. Di ferro.
come mai abbiamo ancora qualcosa da perdere? cosa ci da questa falsa sensazione?
non ho le risposte ma sempre più spesso mi sveglio pensando che vorrei far parte della folla, quella che poi guarderete voi.
p.s.il titolo è il testo della canzone ‘Lilac wine’ e per me l’ha sempre cantata Nina Simone. Se qualcuno sostiene qualcos’altro può parlarne con me.

It’s not up to you

It’s not up to you
Well it never really was
se vuoi, puoi. Se decidi di inseguire i tuoi sogni il mondo ti farà il tifo o l’universo ti sarà amico (o ti sussurra alle spalle o qualcosa del genere). O magari che la notte porta consiglio, boh.
Ah e ancora che pain is temporary and glory is forever. Non so perchè ma mi viene in mente il detto che le cose temporanee sono più durevoli. Glory invece mi fa pensare di cartelloni di propaganda pro guerra tipo:arruolati oggi, il tuo paese ha bisogno di te,la gloria ti aspetta! No caro mio, gloria non è un nome della ragazza ma di una pallottola stronza.
Whatever
Miliardi di queste citazioni che girano nei libri, siti, TV, giusto per ricordarci che siamo noi a creare la nostra sorte e se non ci riesci e colpa tua perché la forza di volontà fa miracoli. Quando veramente ma veramente non ce la fai, vedi la opzione B: non era il destino. Nessuno te l’aveva detto? Si, in secondo atto entra pure il Destino, mente il mondo ti fa ancora il tifo, ma non tanto più convinto, perchè sembra che il Destino ha l’ultima parola.
Insomma, la visione della nostra vita è miscuglio di razionalità (dimenticavo: yes we can, buono sia per la pubblicità di Viagra che quella di carne in scatola) e nozioni pagane.
C’è qualcosa che non dipende da te, non completamente. è difficile da definire cosa non dipende da te, è come un’ombra. ci sembra di essere in controllo, ma basta un’attimo per capire che tutto questo tempo stavamo giocando con..che ci pareva di giocare.
Alcuni possono definire questi momenti magici ma io allargherei lo sguardo, perché come ha detto uno dei più famosi ‘life-coach’ americani (si, lo so,anche a me fa venire un brivido l’idea di life-coach) Tonny Robbins: ‘Vi piacciono le sorprese? Falso! Quando succedono all’improvviso delle cose buone le chiamate ‘sorprese’, quando non sono positive, le chiamate ‘problemi’.
Magici o no, sorprese o problemi, ci sono delle cose, più di quello che vorremmo ammettere, che non controlliamo.
Ascolto, comprendo, faccio il primo passo, ma non dipende da me se alla fine non mi rispondi al mio saluto quotidiano. Sono a metà strada e posso fare un altro passo avanti ma se sei in momento della tua vita che hai paura di ascoltare, non dipende da me se ci incontreremo.
Un tiro d’aria che chiude di colpo la finestra.
Una crisi mondiale che passa lasciando paura, in me e in tutti quelli che chiudono le porte e le menti. Non dipende da me, anche se cerco di limitare il mio contributo a questa chiusura.
Superficialità. Vado fino in fondo, cerco di non sfiorare gli argomenti e le persone, quando ti chiedo come stai voglio sentire la verità, non la frase che mi tiene lontano dalle domande successive. Tu scappi e non chiedi aiuto e non mi chiedi come sto, non davvero perchè non vuoi saperlo. Lo vedo e mi fa male. Dammi una parola, anche senza sorriso, ma fammi sentire che questa parola vale.
Odio. Quella particella forte e persistente che non so da dove arriva, germoglia col paura e cresce col bisogno di trovare la spiegazione per le cose che ci fanno rabbia. Odio a cui non so rispondere con violenza, perchè so che odio lascia solo le macerie. L’hai visto anche tu, ne sono sicura, è la storia vecchia come il mondo e come tutte vecchie storie si ripete sempre.
Quel sole che ieri si faceva strada tra la nebbia e illuminava debolmente la cresta del Monte Casto. Questa bellezza non  è merito mio e non me lo sono immaginata,meritata, eppure è apparsa in quel momento lì quando sono arrivata in cima, sudata e stanca. Quel momento non esiste più, non esisteva già nel momento in cui è successo.
Bello e crudele, spaventoso e tranquilizzante che non dipende da me così tanto che conta solo quella goccia di miele che stamattina sono riuscita ad afferrare con la punta del dito.

p.s. titolo è la canzone di Bjork. Ascolatela, non porta consiglio ma è bella, sublime e spiega meglio quello che bruscamente ho cercato di dire.
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Just like you said it would be Life goes easy on me Most of the time

Oggi vorrei raccontare il mio ultimo giorno con mia nonna.

Non è stato diverso dagli altri, non molto. Mi sono svegliata presto e mia nonna era già nel giardino coi cani, raccoglieva un po’ di verdure. ‘Cosa ti faccio per colazione?’ Non voglio niente, ci sediamo in cucina e mangiamo un po’ di torta che è avanzata da ieri. Poco dolce e ormai poco morbida ma pulciata nel forte tè nero ha un’altro sapore.

‘Ma mi ami, mi ami ancora?’ dico all’improvviso con bocca piena di torta. è il nostro gioco: sentirsi dire che l’altro ti ama tanto tanto tanto.Mia nonna gioca come sempre: ‘ma che domanda è, ma sai che ti amo da morire.’ ‘Allora se da morire, va bene’.

Giornata va piano, ma senza piani precisi. Io vado in bosco coi cani e mia nonna si concentra sullo studio di enciclopedia. L’attività un po’ strana, ma mia nonna non si sente mai abbastanza informata e quando torno mi legge come sempre due o tre definizioni. ‘lo sapevi?’ ‘No- rispondo scocciata-ma non credo che mi servirà sapere come si chiama quel pezzo di nave’ ‘Ma se qualcuno te lo chiede, adesso lo sai!’ dice trionfalmente la nonna.

Pranziamo senza farci grossi problemi su preparazione dei piatti. L’insalata, un po’ di pane, tutto su porcellana. Dopo pranzo ci beviamo un po’ di vino. Dolce perchè mia nonna non beve alcolici e se fa un’eccezione devono essere cose dolci. ‘Allora un giorno ti ricorderai questo giorno e dirai che avevi bevuto vino con tua nonna e mi ricorderai’- sorride soddisfatta alzando il bicchiere. Dopo ci guardiamo un film, uno di quei film in bianco nero ..’Gigi’ oppure qualche film con Fred Astaire e Ginger Rogers..(‘Questi sono dei bei film, non come oggi che già dopo 5 minuti si leccano’).

Nonna si addormenta. Esco fuori e respiro l’aria piena di odore di alberi, terra e temporale in arrivo. Oggi faccio tutto quello che mi dice mia nonna, oggi è la giornata speciale. Respiro aria ‘prima della pioggia’ perchè fa bene. Non so perchè, ma un ragione ci sarà se lo dice mia nonna. Torno in casa e lei, appena sveglia, si squota di dosso gli ultimi segni di sonno, ma con poca convinzione. ‘Adesso me ne posso andare?’ chiede volendo la conferma da me. ‘Si, sono pronta’ mento a mia nonna, lo faccio raramente, ma so che lei lo sa e ne ha bisogno. Chiude gli occhi e se ne va.

Resto da sola.

Esco per dare da mangiare ai cani. Scodinzolando guardano me e guardano la porta,aspettando lei.

Questa giornata non è mai accaduta. L’ultimo giorno della sua vita la mia nonna l’ha passato in ospedale ed è stata mia mamma a chiuderle  gli occhi. Non conto gli anni ma penso che sono passati 4 e io faccio fatica ad accettarlo.

Perchè non ho avuto modo di salutarla. E in qualche modo mi vergogno, mi dispiace tanto che non ho avuto il modo di farlo. Per tutti questi anni pensavo che mi spiace tanto per lei, pensavo quanto vorrei essere in grado di regalarla vita migliore, spianare la strada che fine alla fine aveva troppi tornanti. Per anni al ricordo di quel giorno mi girava in testa ‘Perchè?’. ce n’erano tanti ‘perchè’, sovrapposti così che riuscivo a sentire solo questa parola sola e le altre in sottofondo diventavano un grido di parole. Adesso sento la domanda completa: ’Perchè mi hai lasciato da sola?’. Quando senti queste parole ti rendi conto che la persona per cui di dispiace di più sei te stesso. Per quanto vorrei non fosse vero, lo è.

Penso che sia il momento di lasciar andare.

P.S. Il titolo proviene dalla canzone ‘blower’s daughter’ di Damine Rice che parla di un amore perso e anche se quello di mia nonna non è perso ed è diverso cmq ha questosapore di una cosa che è stata e che ti manca e non ci puoi fare niente.

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Questa sarà lunga…

è finalmente è arrivato il giorno. La maratona di Trieste, 12esima Maratona D’Europa che ho scelto come il mio debutto sulla mitica distanza 42,195 km. Scelta calibrata, compromesso fra difficoltà e bellezza del percorso. Perchè io corro non solo per correre, corro per viaggiare e conoscere, è un mezzo con cui ho scelto di gustarmi la vita.

8 maggio presto ci troviamo davanti all’albergo: io, Francesco che si è prestato a farmi da pacemaker, Salvo ed Enrico. Saliamo sul pullman in cui facciamo il viaggio alla rovescia per arrivare al punto di partenza. Sarà percorso diverso per ognuno di noi, spero di non rovinarvi il racconto dicendo già adesso che è stato successo per tutti.

Già alla partenza mi rendo conto che ho scelto bene: pochi partecipanti, il sole e l-ombra degli alberi. Manca l’atmosfera di una grande gara che può intimidire una principiante come me, anche se non mancano gli atleti bravi. Con Francesco ci mettiamo in penultima gabbia e ripassiamo la strategia di gara. Incontriamo Daniele, il pacemaker di 4.45 che ci accompagnerà nei diversi pezzi del percorso. No, non lo sento ancora o magari non lo sento più: lo stress. Il viaggio sta per ricominciare. I primi km del percorso mi fanno pensare ad una tapasciata sia per la lentezza e tranquilità dei miei passi, sia per il paesaggio: villaggi con la gente che ci saluta sorridendo. E qui comincia anche il mio ‘viaggio con gli altri podisti’, non ridete,non è ‘Il canto di Natale’ di Dickens… Nel primo pezzo mi è venuto in mente Ettore Comparelli, grazie a cui ho scoperto l’immenso mondo di tapasciate in cui la gente ti ringrazia che hai scelto di correre in loro paese, in cui puoi correre fra prati, boschi, mulini e invece di sali minerali ti prendi un pezzo di crostata e anche un bicchiere di vino..Durante questo primo pezzo della maratona ho visto tifosi di 3 anni, la gente in occhiali a forma di cuore e tanti tanti sorrisi. No, ancora niente vino.

Poi è arrivato il pezzo che mi ricordo a tratti, paesagisticamente mi diceva poco ma mi è venuta in mente Laura Colucci, che secondo me potrebbe correre in qualsiasi posto nel mondo e Marte, strafelice di poter correre,il suo entusiasma non finisce al 42,195 e secondo me ha cappelli ricci a causa dell’energia che non le sta dentro. Mi sono ricordata quando mi tranquilizzava prima della maratona: ‘non ti preoccupare, mangia quello che vuoi e divertiti, andrà benissimo’.

Pian piano si avvicinava 30esimo km e anche l’inevitabile domanda: quando arriverà la crisi? L’hanno avuta quelli più bravi di me, maratoneti non alle prime armi. 30esimo, 33esimo, 35esimo? E cosa arriva dopo 35esimo? Quando scoppierò?

Amy Sherman, amica, piccola grande donna che ho invitato a iscriversi ai Road, mi ha mandato nei giorni precedenti la citazione di gen .Patton che finisce con queste parole

‘You’ve always got to make the mind take over and keep going’.

devi farsì che la mente prenda il controllo e devi andare avanti


Alla fine è più pigrizia che stanchezza. ‘Hai già fatto tanto, prenditi un po’ di pausa. Sarà la mia mente che mi sta sussurrando, ma in questo momento si avvicina Daniele: ‘Ti ha lasciato? Fregatene, pensa dal collo in su!’

E poi..quando meno te l’aspetti la bellezza ti prende e ti porta via..vedo il mare, vedo Trieste, ancora lontana, brilla nel sole che ormai mi ha bruciato le braccia e il viso. Pensavo che a questo punto non avrei apprezzato il paesaggio, perchè come dice Fabrizio Così, capitano dei Marziani : la maratona è la sofferenza, non pensare che non soffrirai. Ma Trieste ho scelto per questa bellezza che si stende davanti a me: mare cozzerie castello sole aria che sa di sale.

‘Ok, adesso anche volendo non puoi non arrivare’ sento il mio ‘gabbiano’ Francesco ‘vai come ti pare. Ormai ci siamo’. Mi frenava tutto il percorso sapendo che per rafreddare la mia testa non basterebbero tutti spunaggi della maratona. Adesso posso andare come cozza mi pare.

Corro. Dopo un po’ sento sento male nel mio ginocchio sinistro. Ci corro sopra..no, dolore è troppo forte. Cammino. Corro. Dolore. Cammino e corro. Strategia per ultimi due km? Camminare abbastanza veloce per poter finire correndo. Mi sento buffa, come pirata con la gamba di legno, ma se ho capito qualcosa in questo viaggio e che l’orgolio lo devi lasciare al primo ristoro. Sei tu il viaggio e se alla terza o quarta domanda ‘ma siete voi gli ultimi?’ non sorridi, diventerai l’ultimo.

Ho tagliato il traguardo pochi secondi dopo Daniele, percorrendo ultimi metri con ginocchio dolorante, sul tappeto quasi vuoto e con Francesco al mio fianco. Per tanti di voi sembrerà l’eternità 4h 45 min 6 sec ma è stata la mia gara, il mio tempo e le mie gambe. Oggi sorrido. Si, sono sono lenta ma sapete che c’è? Ho avuto la testa e il cuore per presentarmi alla partenza e farmi sti 42 km. E ho aggiunto addirittura 195 m perchè tanto mancavano solo quelli al traguardo. Io c’ero: grata per ogni passo, presente in ogni momento.

Hanna

P.S. Giusto per svelare alcuni miti: dopo 35esimo km arriva 36esimo. Semplice.

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Every moment that arrives You’re the greatest thing alive

So che questo post non ha ne senso ne scopo, ma è come svegliarsi da un sogno strano: senti che lo devi raccontare a qualcuno e magari improvvisamente acquisterà significato o almeno lo salverai dalla dimenticanza.
Guardavo le foto satellitari del Giappone. Prima e dopo. E la mia mente non riusciva a registrare che quello che vedevo era l’opera della natura. A me mi sembrava Hiroshima il giorno dopo.
Ma se la natura sembra innaturalmente crudele, come se fosse uomo a causare queste sofferenze..dove siamo?
Non credo in divina giustizia, anzi il concetto che uno ‘si merita’ delle cose mi sembra un po’  troppo semplice. Come se universo funzionasse come la mente e la vita umana: sei gentile e buono, allora energia positiva ritorna e ti regala vita ‘no-rottura’, lavoro perfetto e doppi punti fragola. Peggio che sei cattivo. Non solo tutti ti odiano, ma prima o poi universo ti buca i tubi. E ti viene acidità di stomaco e brufoli.
Non vi sembra un po’ presuntuoso da parte nostra pensare che il mondo gira così? Le nostre regole che abbiamo appiccicato all’universo che missà è stato qui prima (non voglio rovinare la sorpresa ma sarà qui anche quando noi faremo sbarco all’eterna Lampedusa).
Sono molto credente. Mi spiego: credo profondamente che l’universo va come una bella improvvisazione jazz. Vuol dire che la maggior parte di noi non sente questa bella linea melodica, solo un grande caos. Vi sembra caos, ma qualsiasi cosa sentite, se lo percepite alla superficie o già avete intuito come va a finire…è sempre uno spasso. Gran divertimento, gran burrasca, gran casino. Si, anche gran casinò.
(e se non vi piace jazz vi dico che con il jazz è come con le donne..magari non si capisce niente, ma è un bel mondo)
Non sembra ma sto andando alla conclusione
Come ha notato mio amico recentemente:da un lato del globo la terra si sta scuotendo dai vecchi regimi per prepararsi per realtà nuova. Esattamente dall’altra parte della terra la terra si sta muovendo. Ed è tutto crudele, sanguinoso e la realtà nuova, Libia, Giappone..non nascerà nel modo pulito e delicato. Non ho la spiegazione e non so se tutto questo ha senso, magari perchè definisco la realtà nei termini molto umani: crudele, triste, spaventoso.
Guardo la terra e so che trema da qualche parte del mondo, come se si muovesse la pancia di qualche antica divinità. Mi ricordo di aver visto le foto della ragazza che deve salutare il suo cane, contaminato. Mi guardo attorno e vedo magnolie che spuntano, i fiori che osano di fiorire mentre mi passano davanti agli occhi i scatti che imprigionano le faccie dei libici.  Faccie piene di rabbia. Lasciateci nascere la nostra libertà. In sangue e sudore, come nasce ogni essere.
Non chiedo il senso e il perché.
è una grande improvvisazione.
p.s. Il titolo è un pezzo dalla canzone dei Duran Duran ‘All you need is now’. Vedi che anche i vecchi fanno delle belle cose. E io ho scoperto come si scrive ‘improvvisazione’. Applausi.
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Io per lei ;)

è la mia coetanea, l’ho scoperto solo oggi.

(Ancora) giovane e ormai ha fatto molto di più di me, ma non faccio prendere dall’invidia. è nata dalla passione, compassione ed voglia di fare del bene. Ci siamo incontrate un’anno fa, intraviste, mai presentate come si deve. Sarebbe ora che ci conoscessimo meglio.

Vi presento Oklahoma, comunità nata per dare una possibilità ai ragazzi che provengono dagli ambienti compromessi, agli immigrati senza dimora. L’aiuto che li offre è immediata accoglienza e aiuto per progettare il futuro. Ci sono dei corsi di italiano, ci sono quelli che seguono ragazzi per aiutarli a inserirsi nell’ambiente dei coetanei. Ci sono tanti volontari e tanto cuore.

Perchè ve lo dico? Perchè Oklahoma ha bisogno del nostro aiuto. Abbiamo pensato di farvi vedere che siamo disposti a impegnarci

Ci confronteremo con la maratona, o come la chiamano alcuni: La signora maratona. La correremo tutti insieme: ragazzi di Oklahoma, insegnati, amici podisti e io. Per potercela fare e farla anche con sorriso, la prendiamo ‘ a morsi’:

qualcuno correrà 8 km,altro 10 km..ma vi assicuro che alla fine ce ne saranno 42 (e qualcosa di più ma non me lo ricordo mica).

L’idea della staffetta è bella sia per quello come me, che corrono ma sono abbastanza lenti, che per quelli che pensano che anche fare 7km è tanto.

Adesso vi dirò un segreto: non lo è, non saremo lì a batter un record. Allora, che ne dite, ce la prendiamo questa maratona con calma? 13,5 km per me, 7 km per te, 10 km per tua dolce metà (si, intendevo la fidanzata/o, non devi correre altri 9km con provvista dei viveri)…quanto rimane?

Se vuoi fare la staffetta con me e comunità Oklahoma 10 aprile, scrivimi su hanna.g.zalewska@gmail.com

Se non ne hai assolutamente voglia, scrivimi lo stesso, ti convinco ;)

http://www.oklahoma.it/index.php  sito di Oklahoma, dacci un’occhiata

22esima missione…compiuta con sorriso

Oggi il mio testo pubblicato sul sito di Antonio Capasso http://andocorri.blogspot.com  podista, fotografo, amico (non necessariamente in questo ordine). Per info sui Marziani e le loro (nostre) missioni andate su http://podistidamarte.it/ (link anche in menu a destra)

Qual’è la missione dei marziani? Siamo fatti in modo un po’ particolare: ci piace correre in diverse condizioni meteorologiche, bloccando il traffico, gridando,ridendo e fischiando. Siamo una specie di fenomeno: appariamo una volta al mese,la nostra presenza viene testimoniata dai fiori lasciati ai passanti e dalle foto spesso scattate dai giapponesi. Ma non solo.Fin dall’inizio i marziani si sono posti diversi obiettivi:tirare la corsa fuori dai schemi di competitività e serietà, riconquistare lo spazio urbano (si, popolo per le strade!) e sensibilizzare alle cause giuste, quelle delle ONLUS.
Abbiamo cominciato con dei fiori e dei messaggi sulle ‘nostre’ Onlus. Ogni missione è speciale perchè è sempre una causa diversa, che diventa la nostra. Seguiamo le sorti di oguna di loro: è un po’ come seguire un bambino che cresce, anche se queste organizzazioni sono nate molto prima di noi e seguiranno per le loro strade. Ma ci affezioniamo e in qualche modo rimaniamo legati…sisì siamo anche un po’ sentimentali.
La 22esima missione per la Fondazione De Marchi ha segnato la storia marziana,perché per la prima volta ci siamo posti un obiettivo molto preciso: €1600 per Wall-E, un nome dolce per un nuovo misuratore di parametri medici. Pensate che è stato un obiettivo un po’ spinto? Quando il gioco diventa duro i duri cominciano a giocare…e noi continuiamo a correre, perché la nostra ricetta è sempre la stessa: seguici correndo,camminando e la nostra energia farà sì che i miracoli diventino realtà.
‘Ho finito i pettorali’ ho detto a Fabrizio Così,il nostro capitano, neanche 20 min dopo che mi ha dato il compito di distriubuirli. ‘Hai appena dato i pettorali a 70 persone’ ha riposto. Mi sono guardata attorno, perché i pettorali li diamo di solito a quelli che arrivano per la prima o seconda volta. “Siamo cresciuti”, ho pensato guardando la fila di persone davanti al salvadanaio della Fondazione de Marchi.
Si parte, si chiacchiera, con alcuni delle corse che faremo insieme nei prossimi mesi, con altri delle somme che hanno raccolto. Matteo Fusè con soddisfazione mi racconta come ad Ossona il suo gruppo ha raccolto più di €120. Sono fiera di lui anch’io e di quelli che vedo per la prima volta e che hanno comprato la maglietta della fondazione creata solo per questa occasione.
Scaldiamo un po’ questa fredda mattinata milanese, entriamo in galleria, giriamo per le piazze. Siamo tanti, davvero tanti…facciamo fatica a stare tutti nella stessa foto. Un grande applauso segna la fine di 22esima missione, una cigliegina sulla torta è il nostro risultato, scritto su un foglio di carta che Fabrizio Così mostra a tutti. €1600? Machè…di più! Vi rendete conto che da questo momento si può puntare sempre più in alto? Ma la terra è stata sempre solo un punto di partenza…
A tutte belle faccie che conosco ormai da mesi: ma chi siamo!
A tutte faccie nuove che ho visto oggi per la prima volta e che spero di rivedere a tante altre missioni: non vi conosco ancora, ma vi assicuro che ci divertiremo un mondo!

http://andocorri.blogspot.com

http://podistidamarte.it

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I wear uniforms You wear uniforms too Am a prisoner You’re a prisoner too Mr Jailer

Non mi ricordo quando, magari uno, due anni fa ho sentito che dovrei legalizzare il mio rapporto di coppia. Ho risposto che nel contesto di legalizzazione mi viene in mente una cosa ben diversa dalla mia storia.
La storia non è durata e adesso mi sento dire che dovrei cercarmi un lavoro fisso perchè dovrei pensare della mia pensione. Dovrei essere più paziente, meno stronza, lavare denti 3 volte al giorno.
Alla cena di Vigilia nel mio paese si mangia una minestra di barbabietole. é una tradizione, ma a me la minestra non piace. Lo sanno tutti i miei famigliari. Quest’anno mia sorella mi ha chiesto di mangiarla.’Lo sai che non mi piace’ ho risposto un po’ sorpresa, perchè lei mi conosce troppo bene. ‘Beh, pensavo che in luce della tradizione potresti fare un’eccezione’. L’ho guardato con attenzione:dovrei sfrorzarmi di mangiare qualcosa che non mi piace anche se c’è almeno una decina di altri piatti che mi piacciono?
Chi dice in questo momento: e va bene, e chissene di quello che dicono gli altri, ha completamente ragione. A dire il vero non so cosa mi stupisce ancora in questo comportamento ‘tu dovresti’.
Poco fa ho letto articolo sulla vita delle single trentenni polacchi, sulla ricerca quotidiana di se stesse, lotta fra autorealizzazione e voglia di trovare un partner, sull’incapacità di relazionarsi. Era un’articolo molto interessante, un resoconto della vita di una donne come tante. La cosa che mi ha stupito erano i commenti che ho trovato online su questa pubblicazione. Tante tante accuse. Che lei non sa vivere, che è egoista, che non sa socializzare, ecc. Perchè dovrebbe sapere che rimarrà da sola, che non ci si comporta così, che bisogna uscire dal guscio…
E voi dite: chissene. E avete ragione.
Sapete cosa ho pensato? Quanto si può lottare? Non lottare per la vita migliore o per felicità. Per questo lotterò per sempre senza neanche pensarci. Il mio corpo cerca calore, la mia mente cerca gente, luoghi e stimoli che mi danno goia e soddisfazione. Tutta io, con tutta me stessa cercherò QUESTO, quella cosa che non so nemmeno nominare, ma magari è semplicemente la vita che mi piace e che mi fa sentire viva.
Pensavo della lotta contro la gente che sa meglio di te e che te lo espone con l’agressività di uno che non accetta qualcosa diverso da se stesso.
E voi dite: e chissene della gente così. E avete ragione, ma probabilmente avete in mente le vecchie zie,nonni o genitori che vi vedono fatti alla loro immagine.Quelli che magari sarebbero più giustificati nella loro forma mentis. Anche se tanti di loro sanno meglio di noi riconoscere vero amore, sincerità e coraggio.
Io parlo della gente che cresce nelle metropolie, nel mondo in cui tutto cambia: la gente di colore in un secolo conquista il diritto di voto e le coppie gay parlano ad alta voce del diritto di sposarsi. Penso della gente cresciuta con MTV, con i computer che sono diventati personali, ma non accettano che i personali sono anche: coscienza e diritto di scegliere. Crescono delle generazioni con dei paletti mentali e non so il perchè. Le ragazzine portano le cose rosa, i ragazzini le cose blu. Tu sei una donna quindi dovresti volere matrimonio, uomo, figli. Tu sei un uomo quindi non dovresti piangere, dovresti essere forte e amare calcio. O bricolage. Ok, le macchine.
Vorrei dire che nessuno ha diritto di dirmi come devo vivere, ma il fatto è che hai diritto di farlo. Fallo però senza presunzione di avere ragione, perchè sia io e te e anche il nostro universo è come caleidoscopio. Giriamo, cambiamo dentro di noi, attorno al mondo che ci circonda. Magari fra qualche anno mi trovi accanto a te, in situazione che non avresti mai immaginato. E sarai contento che non abbiamo seguito la scia di ‘dovresti’.
E magari adesso direte: e chissene. Avrete pure ragione.
P.S. Il titolo proviene dalla canzone di Asa ‘Mr Jailer’

One day all them bags gone get in your way (so pack light)

Lo spazio vuoto da tante possibilità, è un foglio bianco su cui può apparire tutto. è molto promettente, se ci pensi. è anche una sfida.
Ma che two chesnuts!!! ho pensato portando le valigie nella stanza vuota che d’ora in poi dovrebbe essere mio spazio. La casa nuova, che bello, dicevano tutti e a dire il vero lo pensavo anch’io, perchè ho aspettato per questo momento tanto tempo.
Ho messo giù le valigie e mi è passata la voglia, perchè questo spazio non sembrava per niente mio. Poi ho fatto il letto e ho scoperto che il materasso ha fatto di iniziativa propria una macchia sul lenzuolo. Paura…
Non so cosa rende uno spazio qualunque il nostro, personalizzato. Già il fatto che ho disfatto le valigie a metà ha aiutato tanto perchè ormai casino è il mio secondo nome. Ho cercato di addomesticare lo spazio: ho tirato fuori i libri, dvd, ho tirato fuori i miei flaconi di profumi, appeso sulla lavagna di sughero qualche paio di orecchini. Volevo far finta che abito qui da mesi, anni.
Di solito cerco anche di riempirmi il tempo al massimo. Corso, cinema, incontro, uscite varie. Mi trovo con una serata potenzialmente libera e vado in panico.
Horror vacui, questo maledetto ‘sindrome’ di riempire per forza spazio, tempo e dispensa,non è poi così raro (se pensavate che horror vacui è paura di aspirapolvere, rimarrete delusi lo stesso).
La paura di rimanere da soli son se stessi oppure voglia di fare mille cose alla volta? Ormai non riesco a concentrarmi so una cosa sola per più di 5 min e il mondo esterno non mi rende più facile questo compito.
Non fare niente è una delle cose più difficili che io abbia mai provato. Per intenderci:l’arte di cazzeggiare non conta come non-fare. Conta stare in silenzio, non essere distratti da niente. Conta stare con se stessi. Paura…
Vogliamo stare in silenzio? Come passa tempo in tempo vuoto? Si allunga, si piega o passa inosservato? Non so se sono io che mi immergo nel frastuono delle notizie ed eventi per non sentire silenzio del tempo vuoto, oppure è questo frastuono a avvolgere me. è che non voglio fermarmi e a volte mi preoccupa il giorno quando dovrò farlo e scendere a compromessi con me stessa: non potrò essere sempre in movimento, girare, saltare. Uscirò dal fiume e guarderò l’acqua che passa? Imparerò oppure lo vedrò come una sconfitta?
Intanto cerco di mettere in ordine la casa, che è difficile visto che ci sono poco. Le pareti pian piano si riempiono di quadri, aria di musica e profumi. E io, ancora un po’ spaesata, mi rendo conto che il tempo è mio. Che libertà, che spavento, che sfida.
P.s. la foto non è mia perchè non ho visto tanti baloons dal vivo.
Titolo della canzone proviene da’Bag lady’ di Erykah Badu
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