Archivi tag: ricordi

Just like you said it would be Life goes easy on me Most of the time

Oggi vorrei raccontare il mio ultimo giorno con mia nonna.

Non è stato diverso dagli altri, non molto. Mi sono svegliata presto e mia nonna era già nel giardino coi cani, raccoglieva un po’ di verdure. ‘Cosa ti faccio per colazione?’ Non voglio niente, ci sediamo in cucina e mangiamo un po’ di torta che è avanzata da ieri. Poco dolce e ormai poco morbida ma pulciata nel forte tè nero ha un’altro sapore.

‘Ma mi ami, mi ami ancora?’ dico all’improvviso con bocca piena di torta. è il nostro gioco: sentirsi dire che l’altro ti ama tanto tanto tanto.Mia nonna gioca come sempre: ‘ma che domanda è, ma sai che ti amo da morire.’ ‘Allora se da morire, va bene’.

Giornata va piano, ma senza piani precisi. Io vado in bosco coi cani e mia nonna si concentra sullo studio di enciclopedia. L’attività un po’ strana, ma mia nonna non si sente mai abbastanza informata e quando torno mi legge come sempre due o tre definizioni. ‘lo sapevi?’ ‘No- rispondo scocciata-ma non credo che mi servirà sapere come si chiama quel pezzo di nave’ ‘Ma se qualcuno te lo chiede, adesso lo sai!’ dice trionfalmente la nonna.

Pranziamo senza farci grossi problemi su preparazione dei piatti. L’insalata, un po’ di pane, tutto su porcellana. Dopo pranzo ci beviamo un po’ di vino. Dolce perchè mia nonna non beve alcolici e se fa un’eccezione devono essere cose dolci. ‘Allora un giorno ti ricorderai questo giorno e dirai che avevi bevuto vino con tua nonna e mi ricorderai’- sorride soddisfatta alzando il bicchiere. Dopo ci guardiamo un film, uno di quei film in bianco nero ..’Gigi’ oppure qualche film con Fred Astaire e Ginger Rogers..(‘Questi sono dei bei film, non come oggi che già dopo 5 minuti si leccano’).

Nonna si addormenta. Esco fuori e respiro l’aria piena di odore di alberi, terra e temporale in arrivo. Oggi faccio tutto quello che mi dice mia nonna, oggi è la giornata speciale. Respiro aria ‘prima della pioggia’ perchè fa bene. Non so perchè, ma un ragione ci sarà se lo dice mia nonna. Torno in casa e lei, appena sveglia, si squota di dosso gli ultimi segni di sonno, ma con poca convinzione. ‘Adesso me ne posso andare?’ chiede volendo la conferma da me. ‘Si, sono pronta’ mento a mia nonna, lo faccio raramente, ma so che lei lo sa e ne ha bisogno. Chiude gli occhi e se ne va.

Resto da sola.

Esco per dare da mangiare ai cani. Scodinzolando guardano me e guardano la porta,aspettando lei.

Questa giornata non è mai accaduta. L’ultimo giorno della sua vita la mia nonna l’ha passato in ospedale ed è stata mia mamma a chiuderle  gli occhi. Non conto gli anni ma penso che sono passati 4 e io faccio fatica ad accettarlo.

Perchè non ho avuto modo di salutarla. E in qualche modo mi vergogno, mi dispiace tanto che non ho avuto il modo di farlo. Per tutti questi anni pensavo che mi spiace tanto per lei, pensavo quanto vorrei essere in grado di regalarla vita migliore, spianare la strada che fine alla fine aveva troppi tornanti. Per anni al ricordo di quel giorno mi girava in testa ‘Perchè?’. ce n’erano tanti ‘perchè’, sovrapposti così che riuscivo a sentire solo questa parola sola e le altre in sottofondo diventavano un grido di parole. Adesso sento la domanda completa: ’Perchè mi hai lasciato da sola?’. Quando senti queste parole ti rendi conto che la persona per cui di dispiace di più sei te stesso. Per quanto vorrei non fosse vero, lo è.

Penso che sia il momento di lasciar andare.

P.S. Il titolo proviene dalla canzone ‘blower’s daughter’ di Damine Rice che parla di un amore perso e anche se quello di mia nonna non è perso ed è diverso cmq ha questosapore di una cosa che è stata e che ti manca e non ci puoi fare niente.

Annunci
Contrassegnato da tag , , , ,

a ja niechcialbym tak po prostu po prostu przeminac

è anche questo blu sulla mia gamba è bello

perchè si scioglierà sotto la mia pelle come nube scura che preannuncia la pioggia.

No, non sono una di quelle persone che amano dolore e che vedono in sofferenza una via per la vita spirituale migliore. Ma questo pensiero, probabilmente dovuto al calo di zuccheri, mi è venuto mente correvo la sera lungo il Naviglio. Cercavo di scaricarre la tensione,preoccupazione, insicurezza. Guardavo nuvole scure che passavano lentamente. Io passavo non tanto veloce per la strada. L’acqua nel neviglio sembrava immobile, ma passava piano. In direzione opposta al mio percorso passava l’autobus. La terra girava con noi in modo impercepibile, per non spaventarci, non occupare i nostri pensieri con un’altra fatica.

Quando ero piccola e mi succedeva qualcosa di sgradevole mi ripetevo che l’esperienza che sto vivendo non è del tutto vera, che sto semplicemente dentro un ricordo. Lato negativo è che non riesco a cambiare nulla, lato positivo è che ormai è passato, brutto com’era.

Si, è un po’ nascondere la testa nella sabbia. Puoi sbatterti in quel momento del tempo che non ti piace, come un animale dentro la gabbia. Puoi far tesoro dei momenti che ti fanno gustare la vita. Non so se c’è una regola per i ricordi, alcuni ricordano i giorni che li hanno cambiato la vita, altri sensazioni che nonostante gli anni passati rimangono come profumo di fragole stracolme di sapore o suono del bus che ti portava ogni mattina a scuola.

La cosa che mi è rimasta in testa quella sera che correvo (oltre alla sensazione che la strada era un tapis roulant e io veramente non mi muovevo) è la volatilità e fluidità delle cose. Magari sto male adesso e mie preoccupazioni si stanno impossessando della mia testa e non riesco a fermarli, come non si riesce a fermare una macchia d’olio. Ma passerà, comunque finirà.

Finirà anche questa bellezza:del mondo, del tempo e di sensazioni. Perchè bellezza è brutale in modo in cui prende in possesso le cose ed è crudele in cui se ne va. Bellezza appare sulle macerie delle città distrutte dalla guerra, senza rendersi conto che è ancora il tempo di lutto. E poi se ne va come amore che va via giorno dopo giorno per lasciare in letto freddo due persone sconosciute. Anche la sofferenza se ne va.

Ti svegli un giorno con vago sapore di fragoline di bosco sulle labbra e sensazione di gratitudine.

Mentre giravo lentamente la testa il mondo a fatto 360gradi.

p.s. Titolo, in traduzione molto libera significa: ‘non vorrei semplicemente semplicemente passare (andare in dimenticanza)’ ed è un pezzo di canzone di Indios Bravos ‘Czas spelnienia’ (Tempo di adempimento)

Contrassegnato da tag , , ,

And everything would sound just right, and no one would stop me from drinking my wine

I miss. Queste parole uso nella mia testa quando penso della mancanza. Mancanza per me ha valore e peso solamente negativo, mentre miss mi fa pensare delle cose che ti mancano ma che ricordi sorridendo

(adesso all real native speakers please stand up! e potete anche spiegarmi etimologia della parola, ma avete a che fare con una straniera che con ogni lingua in cui parla ha un rapporto molto personale e storto. Si, mi invento pure le parole in italiano. Fatemi la causa crusca.)


I miss..la sensazione di totale libertà e nello stesso tempo sensazione di sicurezza. Quando da 13enne tornavo a casa di mia nonna,mi cambiavo in t-shirt che mi scendeva fino alle ginocchia e andavo nel bosco, nonostante il tempo che faceva fuori. Senza fretta, di corsa solo se mi andava, piano se l’aria profumava bene di resina e ozono e se volevo guardare gli alberi. Tornare chissà quando ma sempre in tempo per latte così fresco che ancora caldo, accompagnato da bisotto con lo zucchero. Rotondo, con i bordi irregolari. Non troppo dolce, da pulciare nel latte.

I miss…dire che ti manca il fumo non è molto bello e a dire il vero non mi manca,almeno non spesso. Sono dipendente da poche cose, così poche che sarà un tema di un’altra puntata. Ma se qualcuno di voi ha mai fumato capirà la mancanza di cui scrivo adesso: mi mancano queste sere quando fumi sul balcone e guardi la città davanti a te, brillante e brutta, seducente e un po’ squallida. La guardi, i suoi flussi di luce che passano per le strade. E magari con questa sigaretta in mano hai detto troppo o hai detto quello che non dici mai. Ti giri verso la persona con cui fumi e lo sapete tutti e due, senza dire più niente. Se lo leggi: mi manca la sensazione di sentirsi l’ombelico del mondo insieme a te.

I miss…Warsaw Film Festival (che pubblicità spietata), per me era come un regalo di compleanno o magari quello natalizio. Aspettare il programma, scegliere film e poi fare la fila goiosa discutendo e scoprire che 24 ore non bastano per vedere tutto. Chiamare amici per scoprire che tutti per una settimana siamo in giro fra i cinema. Vedere in bel mezzo della giornata in cinema le persone che dovrebbero essere al lavoro

I miss…tutte le volte che andavo con mio papa in macchina. Senza destinazione e limite del tempo. Perchè siamo tutti e due orsi: non parliamo, parliamo poco e ci basta mezza parola per capirci. E ci piace mangiare le schifezze in macchina senza sentirsi dire: ma quante briciole! ma quante calorie! (Ovviamente  fuori dalla macchina seguiamo la dieta restrittiva di cui restrittivamente non parliamo)

I miss…questa via a Roma e anche questa collina dove dovevo lasciarti la lettera come hanno fatto in ‘Finestra di fronte’. Ma loro si amavano durante l’estate e le lettere le ritiravano in giro di due giorni. Noi non si amavamo e ci divideva un mese d’autunno. Peccato,è stata una bella lettera.

Colleziono i miei ‘I miss’. Perchè sapete che le donne sono sentimentali. Ma io i miei ‘miss’ non li tiro fuori ogni giorno. Ogni tanto, così come raramente faccio lungo bagno con una marea di schiuma. Affondo, esco e apro gli occhi. E lo sento sulla pelle che esposta all’aria si asciuga in fretta: profumo di resina, di notte. Sono a casa.

Contrassegnato da tag , , , , ,